BRICS+, ILVERTICE DI RIO

Sbirciando nei siti dei principali quotidiani italiani, ma anche dei principali paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito), nonché di quelli statunitensi, la notizia è pressoché introvabile. Semplicemente non esiste.

Le rare volte che questa viene riportata, appare come del tutto secondaria e viene presentata in termini tali, da rimarcare soprattutto le presunte divisioni e contrasti interni, con elementi che sfiorano quasi il gossip.

Parlo del vertice del BRICS+ che si è tenuto il 6 e 7 luglio a Rio de Janeiro.

 

Alle riunioni del vertice è stato giustamente rilevato che i paesi del BRICS+ realizzano un Pil complessivo che supera quello dei paesi del G7, raggiungendo il 39% di quello mondiale. Inoltre la relativa popolazione arriva a quasi la metà di quella del globo terrestre.

Questi dati tendono verso un’ulteriore crescita. Da una parte per via dell’espansione produttiva di questi paesi, che è maggiore di quella – stagnante – dei paesi occidentali, e dall’altra per il continuo aumento delle adesioni a quest’organismo. Ricordiamo che ai cinque membri iniziali (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) negli ultimi anni si sono aggiunti altri cinque paesi (Egitto, Etiopia, EAU, Iran e Indonesia) come membri ufficiali, più un’altra decina di Stati aggregati come partner. E le richieste di adesione superano già la trentina e tendono ad aumentare anche quelle.

Già solo per questo motivo, ignorare o sottovalutare questo vertice da parte della nostra informazione è indice non di superficialità, come si potrebbe pensare, ma a mio avviso, di vera e propria paura, se non terrore. L’opinione pubblica da noi deve essere tenuta all’oscuro di ciò che sta accadendo nel mondo, di come stanno mutando i rapporti di forza a livello mondiale, che mirano a stravolgere l’ordine mondiale che aveva dominato il mondo fino a pochi anni fa, con in testa i paesi occidentali, capitanati dagli USA.

 

Entrando nello specifico, i temi trattati sono stati molteplici, dalle guerre, agli scambi internazionali, all’intelligenza artificiale, fino alle sfide ambientali. E, cosa di particolare importanza, alla fine si è giunti ad una dichiarazione ufficiale congiunta. In passato non sempre era accaduto. Il che la dice lunga sulla volontà comune di sforzarsi per superare divisioni e tensioni, che un organismo del genere inevitabilmente porta con sé. Ed è probabilmente proprio ciò ad incutere particolare preoccupazione agli Stati Uniti e agli europei.

 

Il vertice di Rio ha condannato l’aggressione israeliana all’Iran (peraltro membro dei Brics+) e ha ribadito la volontà di risolvere i conflitti esistenti, per giungere ad un mondo di pace. Rispetto alla guerra Ucraina – Russia, ha condannato solo i casi di attacchi deliberati ai civili effettuati dagli ucraini.

Sulla questione palestinese vi è la richiesta di cessare immediatamente il fuoco e una critica all’utilizzo della fame come arma di guerra e inoltre la prospettiva è la creazione di due Stati, con le frontiere del 1967.

 

Di maggior rilievo sono le questioni economiche trattate.

Oltre alla scontata critica ai dazi di Trump, il vertice intende proseguire nel suo processo di de-dollarizzazione. Se la questione di una valuta di scambio comune del Brics+ sembra essere per il momento accantonata, l’invito ufficiale è quello di utilizzare sempre più le valute locali negli scambi commerciali. L’obiettivo è quello di ridurre lo strapotere del dollaro, e, con esso, il potere di ricatto che Washington ha nei confronti dei vari paesi.

In generale l’esigenza è quella di promuovere uno sviluppo dei paesi che finora erano stati ai margini del progresso, non condizionato dai ricatti dei paesi forti e finalizzato non soltanto alla fornitura di materie prime a basso costo, o alla mera produzione di merci, ma anche a quella tecnologica high-tech, che dovrà essere alla portata di tutti.

È emersa, in questo senso, una richiesta di riforma radicale degli organismi economici mondiali tradizionali (FMI e Banca Mondiale), basati su una logica di dominio mondiale unipolare dell’Occidente, ritenuta ormai obsoleta.

Intanto, per favorire gli scambi tra i paesi del Brics+ (e non solo) e per ovviare alle sanzioni imposte da USA e UE, si promuove la Nuova Banca di Sviluppo (NDB), guidata da Dilma Roussef, ex presidente del Brasile.

Il presidente del Brasile – paese ospitante il vertice – Lula Ignacio Da Silva, conosciuto semplicemente come Lula, ha addirittura prospettato una tassazione per i super-ricchi a livello globale.

 

Per quanto riguarda la questione dell’Intelligenza Artificiale, l’invito è quello ad utilizzare questa promettente tecnologia non per le manipolazioni, atte a perseguire gli interessi delle grandi multinazionali, ma per lo sviluppo dell’intera umanità. In questo senso si prevede la creazione di una governance mondiale.

Altro tema importante è quello della questione ambientale e sociale. Interessante è l’impegno per il finanziamento climatico, rivolto in modo particolare ai paesi poveri. Inoltre è previsto uno sforzo comune dei Brics+ rivolto all’eliminazione delle malattie legate alle diseguaglianze socio-economiche.

 

A scanso di equivoci, va ribadito che il Brics+ non è un organismo di chiara impronta antimperialista e al suo interno vi sono paesi come la Cina – guidata da un partito comunista – ma anche paesi con una politica assai distante dal socialismo e inoltre non sono assenti dissidi e tensioni tra i suoi membri.

Tuttavia il motivo per cui guardare con estremo interesse a quest’esperimento è che in questa fase già il solo passaggio da un mondo uni-polare a guida USA (e in secondo piano Europa) ad un mondo multi-polare, a cui mira il Brics+, porta con sé uno scardinamento dei meccanismi fondamentali, con cui si è retto finora l’imperialismo mondiale. Inoltre le scelte compiute da quest’organismo sono esplicitamente orientate a chiudere con le dinamiche del passato coloniale, o neo-coloniale, favorendo lo sviluppo di numerosi paesi finora sottosviluppati. Ciò non potrà che favorire in prospettiva la lotta per il socialismo, a livello mondiale.

Non a caso il terrore – di cui sopra – dei (sempre più ex) paesi ricchi, che evitano anche solo di parlarne.