Il documento emanato pochi giorni fa dal Governo Statunitense e firmato dal Presidente USA Donald Trump, il “National Security Strategy”, sta facendo scalpore e sembra destinato a far molto discutere in futuro.
Si tratta di un documento a 360°, nel senso che spazia dall’economia, alle questioni politiche e geo-strategiche, a quelle militari, ma anche alle tematiche sociali e finanche culturali.
Se alcuni passaggi erano scontati, almeno per come conosciamo Trump, altri escono fuori come un fulmine a ciel sereno.
Nel documento, tra le altre cose, viene esplicitato in modo chiaro un profondo mutamento di strategia, rispetto alle politiche delle precedenti amministrazioni e in modo particolare quella recente di Biden.
Come era facile da prevedere, si punta a raggiungere la cessazione delle ostilità in Ucraina. Ma non solo: vi è l’esigenza di lavorare per raggiungere una relazione stabile con la Russia. Anche per questo motivo l’importanza strategica dell’Europa per gli States viene notevolmente ridimensionata.
Sono prese di posizioni nuove e forti, ma fin qui non inedite per il Tycoon.
Decisamente meno prevedibile, invece, è la dichiarazione che la NATO deve, in sostanza, cessare la sua politica di espansione.
Quando si parla di NATO si parla dell’Europa. Ed è su questa che il documento sforna le sue affermazioni più scottanti: si arriva addirittura ad accusare l’UE di essere, almeno sotto alcuni aspetti, un’istituzione di fatto non democratica, che impone limiti e censure nei confronti dell’opposizione (ovviamente si intende quella di destra e “patriottica”).
Inoltre vengono fatte risaltare, e aspramente criticate, alcune tendenze a cui stanno andando incontro i paesi del Vecchio Continente: declino economico, deindustrializzazione, calo demografico e perdita di identità.
Come se non bastasse, c’è un invito alle suddette forze di opposizione a ‘sovvertire’ le istituzioni dell’UE, per ritornare verso politiche di sovranità e di difesa dei confini nazionali, anche e soprattutto contrastando l’immigrazione.
Sempre a proposito della NATO, il documento ribadisce il discorso che gli Stati Uniti non possono più permettersi di sostenere la difesa degli europei e che questi ultimi devono incominciare a ‘difendersi da soli’, ossia ad aumentare le spese militari, cosa che peraltro sta già accadendo.
Questo passaggio introduce un nuovo cambiamento, anche questo inedito, della strategia di Washington: l’importanza strategica di ciò che viene chiamato “emisfero occidentale” (ossia il Continente Americano intero, Nord e Sud) e non a caso si fa ampio riferimento alla “Dottrina Monroe” e si parla di un suo aggiornamento, o meglio di “Corollario Trump”.
In questo senso gli USA si impegnano, secondo il NSS (National Security Strategy), a contrastare qualunque ingerenza esterna in America Latina (leggi: Russia e soprattutto Cina) e a mettere un freno alle ondate immigratorie dei latinos (e non) verso gli Stati Uniti.
Oltre a ciò, è prevista la dislocazione di forze militari “per contrastare la criminalità e il narcotraffico”. Quest’ultimo è un chiaro grimaldello per legittimare qualunque intervento, anche militare, contro tutti quei paesi che non accettano di sottomettersi all’imperialismo statunitense, a partire dal Venezuela.
Un altro elemento che appare in qualche modo innovativo nel NSS è il rapporto con il Medio Oriente, che rimane sempre importante, ma non più centrale e strategico, come era stato fino ad ora.
Come era facile da prevedere, aumenta invece l’interesse verso l’Asia e il Pacifico, anche perché è chiaro che il vero nemico strategico di Washington diventa la Cina. Il ‘fronte’ principale dunque si sposta dall’Europa/Russia verso l’estremo oriente.
Notevole importanza viene data nel documento alle dinamiche economiche, che poi sono in stretta relazione con quelle geo-strategiche. Il cosiddetto ‘MAGA’ (make America great again) passa infatti per un rilancio dell’economia USA, la quale oggi sconta una serie di problematicità, tra cui un debito pubblico semplicemente colossale e insostenibile (soprattutto se il dollaro dovesse in futuro perdere lo status di valuta internazionale, cosa che sta già iniziando ad accadere).
Questo rilancio dell’economia dovrebbe avvenire attraverso alcuni passaggi cruciali, ossia la reindustrializzazione, e quindi il ricollocamento nel territorio degli States del tessuto produttivo, che la recente ondata di ‘globalizzazione’ aveva spinto a delocalizzare.
Ancora più importante è l’accesso alle materie prime e soprattutto alle ‘terre rare’, rispetto alle quali la dipendenza da Pechino è notevole. Per non parlare delle risorse energetiche, sulle quali gli USA intendono imporre un certo dominio (che poi è la vera causa degli appetiti verso il Venezuela e il suo petrolio). Per il resto si parla delle nuove sfide, tipo quella sull’Intelligenza Artificiale, ecc.
Alcune considerazioni finali
Fermo restando che soltanto il futuro ci dirà quanto di questi progetti dell’amministrazione Trump saranno poi effettivamente realizzati (o addirittura realizzabili) l’importanza di questo documento sta in alcuni fattori: innanzitutto il NSS è il chiaro risultato della sconfitta della guerra in Ucraina da parte dell’Occidente. Una guerra alla quale la NATO (e dunque gli USA) ha di fatto partecipato, seppur indirettamente, e per la quale ha investito, e sta ancora investendo, somme davvero enormi.
Inoltre questo documento mette in luce l’esistenza di una profonda spaccatura al vertice dell’imperialismo USA (e dei paesi occidentali in generale): da una parte abbiamo i neocon, legati al grande capitale finanziario, all’ex presidente Joe Biden e a tutti quelli che, anche in Europa, intendono proseguire nella guerra alla Russia (vedi “volenterosi”), sperando ancora in una sua ‘sconfitta strategica’ e dall’altra i cosiddetti ‘trumpiani’, i quali sembrano più legati al capitale industriale-produttivo e forse proprio per questo si rendono meglio conto di come stanno cambiando i rapporti di forza a livello mondiale.