L’ITALIA DELLA MELONI TRA RESA E ATTESA

Il movimento tellurico che si continua ad espandere su tutto il pianeta vede il governo Meloni alla ricerca continua di un equilibrio difficile da costruire. Ciò che avviene a livello internazionale, ben analizzato nel suo divenire su questa rivista, determina continui riposizionamenti che la Meloni ancora riesce a definire con un’apparente continuità.

Il processo di decolonizzazione reale dall’Occidente del Sud globale a guida cinese sta acuendo sempre più il declino del gigante americano, che reagisce con Trump senza infingimenti o ipocrisie. Controllo delle risorse, contrasto al declino del dollaro e ridefinizione dei rapporti di forza con gli stessi paesi europei è un obiettivo dichiarato del presidente americano. Senza dubbio tale contesto nasce dal restringimento dei margini di mediazione anche interni al cosiddetto capitalismo collettivo occidentale dove si riapre apertamente uno scontro inter-mperialista e la posta in palio è su chi perde meno nella nuova dinamica globale.

L’Italia, la piattaforma naturale sul confine a est e sud in Europa, ovviamente vive perennemente sotto le pressioni del gigante americano e di quelle europee. Questo avviene sia per ragioni economiche che per quelle geopolitiche. Tutti i governi del nostro Paese hanno pagato pegno sulla politica estera e l’assenza delle certezze del passato rende i passi di quello attuale incerti e spesso evasivi.

Basti vedere le dichiarazioni della presidente del Consiglio dopo il rapimento di Maduro a sostegno di Trump, oppure l’equilibrismo sul board of the peace per Gaza dove al no all’adesione per ragioni costituzionali la premier ha rilanciato la necessità, abbastanza grottesca a dir il vero, di costruire le basi per il Nobel per la pace a Trump. Anche L’ultima polemica sull’Afghanistan sta là a confermare tale dinamica.

Scaramucce dialettiche e scontri durissimi dentro cui si gioca la partita del futuro e la collocazione del nostro Paese in questo quadro. L’opposizione parlamentare, da questo punto di vista e non solo, ha le armi spuntate e risulta assolutamente inadeguata a proporre strade alternative. Stretta nelle stesse dinamiche non riesce e non può costruire un’ipotesi di opposizione che vada oltre il “Meloni prenda le distanze da Trump”.

Tra le contraddittorie posizioni del PD, nostalgico del Patto atlantico e ancorato al contrappeso europeo quale argine del terremoto trumpiano, e quelle di AVS che spesso scivola nella real politik della coalizione, il Movimento cinque stelle prova con mille limiti e una leadership instabile a tenere posizioni che tengano conto di quanto sta avvenendo.

Al momento tutto questo si innesta in assenza di un fermento sociale in grado di impensierire il governo, seppure i riposizionamenti interni dei vari Vannacci e Salvini sono figli di tensioni che si producono sottotraccia.

Depotenziato, al momento, il movimento su Gaza, sembra che siano poche le scosse in Italia che possano scalfire ed impensierire il governo. Ma, si sa, questa è una fase che continua ad essere fluida e nulla è immobile, neanche l’apparente stabile consenso verso il governo e le sue forze politiche. Il 55% di astenuti in media nelle ultime tornate elettorali sicuramente è la fotografia di un Paese che si è arreso ma anche di un Paese che attende.

Come già espresso in altri articoli, le oceaniche manifestazioni su Gaza sono alle nostre spalle ma restano nella coscienza di milioni di persone. La crisi, l’evoluzione delle dinamiche internazionali e gli effetti delle drammatiche politiche che prevedono ulteriori tagli alle spese sociali a favore del riarmo portano e porteranno inevitabilmente nuove tensioni nostro Paese. Il caso della tempesta in Sicilia, gli effetti e la scarsa reattività del governo sono lì a dimostrarlo.

D’altra parte, il rilancio del progetto “strade sicure” con i blindati in centro città rappresentano la forma con cui si intenderà, nel caso, ad affrontare tali tensioni. La sintesi è che, di fronte ai cambiamenti epocali in atto, i governi, anche quello italiano, risultano lontani dal rappresentare un fronte coeso permanentemente stabile. Il terremoto è sempre pronto ad aumentare la sua forza mettendo tutti in discussione.