VERTICE DI TIANJIN: AVANZA UN NUOVO ORDINE MONDIALE

Per la prima volta si nota un certo interesse da parte dei nostri mass-media nei confronti del vertice della SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) tenutosi nei giorni scorsi nella città cinese di Tianjin. La notizia questa volta ha avuto un certo risalto e forse si incomincia a capire che eventi di questo tipo hanno una grande importanza a livello mondiale.

Certo, si tratta pur sempre di notizie condite con i soliti stereotipi e pregiudizi occidentali nei confronti di russi e cinesi soprattutto, ma il fatto stesso che Putin e Xi Jinping si abbraccino con Narendra Modi (primo ministro dell’India) non poteva passare – e non è passato – inosservato.

Anche perché, oltre ai tre giganti, al vertice erano presenti una serie di altri Stati di grande rilevanza, tra i quali il Pakistan e l’Iran, tanto per fare due esempi.

Un vertice, quello di Tianjin, che ha avuto un significato politico mondiale “pesante” per almeno tre motivi (il terzo, strettamente legato ai primi due, lo tratteremo più avanti):

il primo è che è emerso in modo inequivocabile che la Russia di Putin è tutt’altro che isolata, come la grancassa mediatica occidentale per anni ha voluto farci credere.

Il secondo è che Modi per la prima volta in sette anni ha messo piede in Cina, dimostrando così che i rapporti – storicamente tesi – tra l’India e il Dragone, si stanno via via per appianare.

L’atteggiamento di Modi è particolarmente significativo, se pensiamo che Delhi finora aveva mantenuto buoni rapporti con gli Stati Uniti. Evidentemente ciò è anche il risultato della politica trumpiana dei dazi.

Entrando nel merito, il vertice dello SCO – organizzazione composta da 10 membri (Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan), ossia, parliamo di oltre un terzo dell’intera popolazione mondiale – ha promosso una serie di misure di una certa rilevanza per lo sviluppo dei paesi asiatici, nonché di grande significato geo-strategico.

Il più importante è senza dubbio la creazione della Banca di Sviluppo della SCO. La gestione di questa differirà profondamente da quella del FMI, in quanto la concessione di prestiti non sarà vincolata a politiche di “aggiustamento” in senso liberista, le quali hanno di fatto impedito a numerosi paesi di potersi sviluppare. Anzi, è pensata anche per i paesi asiatici più svantaggiati.

Non sarà un percorso facilissimo, né scontato, viste le difficoltà che sta incontrando l’omologa banca dei BRICS, ma la direzione è tracciata.

In proposito va menzionato – anche se il discorso esula dal vertice in sé – che recentemente la Cina ha ridotto a zero i dazi verso i paesi africani, favorendo così il loro commercio estero e quindi il loro sviluppo.

Inoltre si prospetta la creazione di un sistema di pagamenti alternativo allo SWIFT (legato al dollaro e politicamente controllato da Washington), che permetterà l’utilizzo di valute nazionali, e quindi la graduale emancipazione di questi scambi dal dollaro, creando le premesse per la neutralizzazione del ricatto delle sanzioni, strumento politico da sempre usato dai paesi occidentali, USA in testa. In realtà sistemi alternativi allo SWIFT già esistono, ma sono legati a singoli paesi ed è emersa la necessità di integrarli fra di loro.

Per il resto si è parlato di Intelligenza Artificiale e soprattutto di come gestire questa in modo razionale e non per seguire gli interessi della grande finanza e delle multinazionali.

Sono stati trattati anche temi come lo sviluppo delle infrastrutture nel continente asiatico, la formazione di personale qualificato e perfino il cyberbullismo. Il concetto fondamentale nella dichiarazione uscita fuori da Tianjin è quello di sovranità dei paesi. Un concetto da sottolineare, in un periodo in cui da noi vanno di moda termini ambigui e strumentali come “sovranismo” – usato in senso dispregiativo, con il significato di destrorso, se non fascistoide – con buona pace della nostra Costituzione, che nel primo articolo parla espressamente di “sovranità”.

Questa va intesa nel senso di indipendenza dei paesi dallo strapotere dei paesi imperialisti occidentali e di quello, forse ancora maggiore, della grande finanza, i quali da decenni esercitano un dominio di fatto su tanti paesi africani, asiatici e latinoamericani, impedendo il loro reale sviluppo ed emancipazione.

Il vertice dello SCO di Tianjin ha avuto il suo coronamento in un altro evento concomitante, ossia la grande parata militare svoltasi a Pechino in onore dell’ottantesimo anniversario della vittoria sul Giappone, e che ha visto presenti delegazioni da quasi tutto il mondo, paesi occidentali esclusi.

Il significato politico più profondo del Vertice SCO di Tianjin – e veniamo così al terzo motivo di cui sopra – è costituito senz’altro dal tentativo di costruire un ordine mondiale completamente diverso da quello che abbiamo avuto finora, partito da Bretton Woods e dominato dalla logica della guerra fredda.

Non è stato un vertice “contro l’Occidente”, come da noi viene dipinto, bensì semplicemente ha rappresentato in modo plastico l’emersione potente di una parte di mondo che non solo esiste ma che ha manifestato l’ambizione di contribuire a costruire un nuovo ordine mondiale non per forza conflittuale con l’Occidente, seppure molto diverso da quello uscito dal secondo dopoguerra e dalla guerra fredda. L’Occidente, invece, di fronte al suo oggettivo declino, non rinuncia ad alimentare una logica di dominio priva, ormai, di basi strutturali. Le strade, quindi, saranno due: confliggere o cooperare. Ad oggi l’Establishment, in particolare della UE, ha scelto la prima strada continuando a sventolare una superiorità morale su cui quanto sta avvenendo a Gaza mette, invece, una definitiva pietra tombale.

In realtà, un mondo che si presenta con tali epocali cambiamenti dovrà per forza di cose vedere in Occidente, se vorrà avere una speranza, una spinta a mettersi in discussione, a lanciare ponti verso oriente con potenzialità di progresso altrettanto epocali. L’alternativa ad uno scenario di riequilibrio pacifico, infatti, è la barbarie a cui questa parte del mondo sembra ormai assuefatta.