LA VITTORIA DELL’AFD E L’EUROPA CHE AFFONDA

Come previsto da tutti i sondaggi l’AFD, ha sfondato in Sassonia con quasi il 45% dei voti. Un risultato che nasce, in primo luogo, dalla brusca frenata dell’economia tedesca che ha visto emergere le fragilità di un’economia fondata sulle esportazioni. I surplus commerciali nei confronti di Usa e degli altri paesi dell’Ue sono cresciuti grazie all’euro, che ha reso più competitiva l’economia tedesca, grazie al gas russo a basso prezzo e alla politica aggressiva verso i salari. Il blocco del gas russo e la concorrenza cinese, sempre più vincente, hanno mostrato le fragilità della locomotiva tedesca fondata su questi parametri e pochi giorni fa la Volkswaghen ha annunciato più di 50mila licenziamenti, una parte dei quali proprio in Sassonia. Inoltre, accanto ad un mercato estero che frena pesantemente, decenni di politiche di austerity hanno ridotto notevolmente le possibilità di riequilibrare la situazione con il mercato interno.

La crisi da sovrapproduzione, quindi, si palesa, facendo crollare ogni certezza al popolo tedesco e spingendo una parte rilevante di esso, prima di tutto ad est dove le contraddizioni post riunificazione sono rimaste più forti, verso l’AFD che si presenta come alternativa all’establishment di potere che ha governato in questi ultimi trent’anni. La composizione sociale del voto (le prime analisi parlano del 60% di lavoratori dipendenti) e i flussi elettorali parlano chiaro, AFD recupera molto dall’astensionismo (ha votato il 77% degli aventi diritto, la percentuale più alta dalla riunificazione), mentre si dimezzano (dal 37% al 18%) i voti della CDU, che governava in Sassonia. Con il ridimensionamento strategico della SPD, tra le forze di sinistra fa notizia il 5% della BSW e il 9,5% della Linke (dall’11% delle elezioni precedenti).

Ma cosa ha proposto l’AFD per raggiungere questo risultato? Può essere derubricato questo fenomeno ad un ritorno della “peste bruna” contro cui il mondo “democratico” deve unirsi per salvare la civiltà umana?

Qual è questo mondo democratico? Quello che ha sostenuto l’invio di armi incondizionato all’Ucraina senza svolgere alcun ruolo diplomatico per una soluzione pacifica della crisi? Chi ritiene che dalla crisi si esca con il riarmo dei Paesi europei cancellandone il welfare? Oppure quello iperliberista che negli ultimi trent’anni ha distrutto in Europa diritti e conquiste democratiche e sociali a favore di un’economia fondata su bassi salari?

Se si va nel merito del programma dell’AFD, insieme alle inquietanti posizioni come la remigrazione e l’idea di “forze volontarie” sul modello dell’ICE americana o quelle legate alla famiglia e alla scuola dove vengono esaltate le qualità del “popolo tedesco”, quello che colpisce è che sia proprio una forza di estrema destra che mette al centro  la fine del conflitto con la Russia e la riapertura delle relazioni con Mosca e addirittura la necessità di rilanciare con la Cina “la via della seta”. Su questi aspetti, se si sommano i voti dell’AFD con quelli di De Linke e BSW, si nota che il 60% dei votanti in Sassonia hanno votato le forze esplicitamente contrarie alla guerra con la Russia.

Questo voto è destinato a far rumore anche in Italia anche nei prossimi mesi in vista delle elezioni politiche. Il posizionamento delle forze di governo vede, da una parte, Vannacci e la Lega di Salvini esaltare questo risultato e, dall’altra parte i centristi di FI che contrastano la deriva estremista che potrebbe avere la coalizione di centrodestra, mentre FDI rimane in mezzo. Sarà interessante osservare in che modo e se si riuscirà a ricomporre il fronte di destra. Nello stesso tempo, è assolutamente inadeguata la reazione del cosiddetto “campo largo” in tutte le sue componenti. Alla litania contro i fascisti non corrisponde un’autocritica su come tale contesto si sia determinato. Sembra si voglia solo dare forza all’idea che l’unità antifascista contro Meloni e Vannacci, priva di prospettiva a differenza di quella storica, sia sufficiente a mettere in piedi una coalizione politica vincente.

Non si può pensare di contrastare l’avanzata di forze reazionarie e di natura nazistoide come AFD senza porsi il problema della prospettiva. Come si può pensare che oggi, con il declino economico e sociale dell’Occidente, la sinistra resti schiacciata su chi sostiene lo spauracchio che viene da est e mantiene relazioni diplomatiche con chi realizza e/o sostiene un genocidio?  Proprio sul genocidio l’AFD, invece, ha apertamente sostenuto Israele e il suo governo. Questo per sottolineare che chi scrive non solo non ha alcuna simpatia per l’AFD ma sta cercando di ragionare su come effettivamente si possa arginare il riemergere di nazionalismi guidati dall’estrema destra che, aldilà della contingenza, in prospettiva possono portare il mondo in un baratro più profondo di quello che intravediamo oggi.

Su questo aspetto lascerei aperto un ragionamento. Da un sondaggio, svolto subito dopo il voto, l’AFD si conferma il primo partito in Germania. Se la sua credibilità crescerà, anche grazie alla prosecuzione del mandato di Mertz, tra non molto tempo ci potremmo trovare una Germania, in pieno riarmo, con un governo guidato dall’AFD. Molto difficilmente sarà in grado di dare seguito al suo programma sull’immigrazione, che ad esempio sembra sia stato sostenuto da imprenditori IT e contrastato da quelli più legati all’impresa tradizionale e più bisognosa di manodopera straniera, ma potrebbe cambiare l’indirizzo della politica estera del più importante Paese europeo.

Un’Europa riarmata e con i principali Paesi del continente in crisi, in rotta di collisione sulla politica estera (con alleanze ridefinite) potrebbe portare a scenari inquietanti e costruire le condizioni nel medio periodo perché la “guerra mondiale a pezzi” metta piede in Europa non tanto sotto forma di scontro con la Russia ma tra gli stessi Paesi europei. È un’ipotesi o forse una suggestione ma, a parte dal ‘45 ad oggi, la pace non ne è mai stata un tratto distintivo di Europa ed europei. Quello che si è sempre propagandato di voler evitare con la UE e l’euro, una nuova guerra intereuropea, potrebbe invece verificarsi.