BOARD OF PEACE O BOARD OF BUSINESS?

Il Board of Peace è il nuovo organismo internazionale promosso da Donald Trump, nato appena un mese fa, il cui obiettivo sarebbe quello di promuovere la stabilità e soprattutto ingenti investimenti per la ricostruzione in tutte quelle aree colpite da conflitti. A partire dalla Striscia di Gaza. Anzi, per il momento resta quello l’interesse principale del consesso.

La motivazione ufficiale che è stata data per la creazione di quest’organismo è che l’Organizzazione delle Nazioni Unite non sarebbe in grado di intervenire in modo pronto e adeguato.

 

Quindi stabilizzazione delle regioni conflittuali e investimenti finalizzati alla ricostruzione di quei luoghi.

Detto così suona molto bene, ma quel è la vera natura del Board of Peace (BoP)?

Intanto non è sfuggito a molti il tentativo di indebolire e delegittimare l’ONU e persino di sostituirsi, almeno in parte, a questa. E infatti quest’organizzazione già dalla sua nascita sta suscitando non poche polemiche.

Dando una prima occhiata ai partecipanti, si nota come questi siano intanto solo poco più di una ventina. Oltre alle petro-monarchie (non tutte) figurano Turchia, Egitto, ma anche diversi paesi asiatici (spicca l’Indonesia), europei (Ungheria, Bulgaria, Bielorussia e pochi altri) e perfino americani (Argentina, Salvador).

Inoltre partecipano come osservatori l’Unione Europea (ma membri importanti non sono d’accordo), Italia e altri ancora.

Tra i partecipanti ufficiali c’è anche Israele, ma a denti stretti. Vuoi per la presenza di paesi come la Turchia e il Qatar – fortemente invisi a Tel Aviv – vuoi perché la soluzione politica cercata per la Striscia di Gaza prevede in qualche forma una sorta di governo palestinese, che Netanyahu e soci rifiutano (governo ancora tutto da definire, considerando che l’Autorità Nazionale Palestinese è stata esclusa da Trump).

 

Ma che tipo di organismo è il BoP?

Significativo, in tal senso, è il fatto che la costituzione di questa è avvenuta al World Economic Forum tenutosi a Davos, in Svizzera. Parliamo dell’élite mondiale del capitalismo e dell’imperialismo.

L’organizzazione infatti ha una natura economica molto marcata. La sua stessa struttura interna ricorda molto più quella di un’azienda, che non quella di un organismo politico internazionale: il presidente (a vita) del BoP è Donald Trump e ai vertici dell’organizzazione abbiamo Marco Rubio, Steve Witkoff, Tony Blair (ex primo ministro britannico) e Jared Kushner (genero di Trump). Il tutto senza che vi sia stata alcuna votazione in merito. Le decisioni vengono prese dai vertici in modo del tutto a-democratico.

 

L’obiettivo iniziale della BoP, come abbiamo detto, è la ricostruzione della Striscia di Gaza.

Per la quale tuttavia occorrono investimenti a dir poco colossali. Intanto perché prima di ricostruire bisogna innanzitutto smaltire le macerie: parliamo di un luogo in cui i bombardamenti di Israele (mai cessati del tutto) hanno fatto sì che circa l’80% delle costruzioni siano danneggiate o distrutte.

I problemi però sono altri: condizione – dichiarata esplicitamente – per intervenire nella zona è il disarmo di Hamas. Più facile a dirsi che non a farsi.

Forse l’unico paese che potrebbe in teoria esercitare un’influenza in tal senso è la Turchia di Erdogan, stante la sua vicinanza ai Fratelli Musulmani. Ma probabilmente non sarà sufficiente.

Inoltre andrebbe distrutta tutta l’immensa rete di gallerie sotterranee costruite negli anni dai suoi militanti. Altra cosa tutt’altro che semplice.

 

Ma, Gaza a parte, resta da capire qual è l’intento di Trump nel costituire il BoP. È chiaro il tentativo del tycoon di salvaguardare la supremazia mondiale degli Stati Uniti, che versa ormai da anni in crisi, e lo fa agendo soprattutto sul settore energetico e delle materie prime. Egli ha compreso che per quanto riguarda il Medio Oriente, regione notoriamente strategica, l’alleanza di ferro con Israele, che ha sempre caratterizzato la politica USA, non è più sufficiente, ma occorre agire in modo più largo, includendo anche i paesi arabi e islamici, anche a costo di scontentare in parte Tel Aviv.

A livello mondiale e politico, anche il tentativo di ridimensionamento dell’ONU (e soprattutto di Russia e Cina, col loro potere di veto) è sicuramente nelle corde di Trump. Bisogna vedere quanto riuscirà nell’intento.

Intanto ha creato un organismo come il BoP, che appare dettato più da interessi economici, che non politici. O meglio: obiettivi politici strettamente legati a interessi economici.

Confermando, paradossalmente, ciò che diceva Karl Marx a proposito dei governi dei paesi capitalistici, che li considerava come “comitato di affari della borghesia”.