Salim El Koudri è un uomo di 31 anni. È nato da immigrati marocchini a Bergamo. È, a tutti gli effetti, cittadino italiano con laurea triennale in Economia e con problematiche occupazionali come molti della sua età.
Partire da questo punto è apparentemente banale ma la cortina fumogena, che ha avvolto la tentata strage di Modena di qualche giorno fa, ha bisogno di verità per essere ripulita dal razzismo con cui viene trattata.
Lo stesso marcare la sua origine ha una natura razzista. Se fosse stato un uomo di Bergamo con genitori toscani probabilmente non lo avremmo neanche saputo.
Senza dubbio la tipologia di attacco sferrato da El Koudri, molto simile ad attacchi terroristici avvenuti in diverse città occidentali, ha alimentato come la benzina sul fuoco la fiamma del razzismo indiscriminato contro gli immigrati. Il tutto mettendo in secondo piano il fatto che tre su cinque di coloro che hanno bloccato l’attentatore fossero immigrati.
In questo incidente si sono concentrate le dinamiche di scontro all’interno della destra italiana dove la competizione per la conquista del consenso tra Vannacci e Salvini vede comparire la stessa necessità anche nel partito della Premier, ammaccato dalla sconfitta referendaria e dalla difficoltà di gestire da “patriota” le note vicende internazionali.
Una tentata strage con feriti gravi è diventata terreno di conquista, in vista di una campagna elettorale per le elezioni politiche ormai alle porte.
Senza l’inquinamento di tale dialettica e il basso livello del ceto politico che lo esprime, un fatto come quello di Modena sarebbe stato trattato per quello che è. Un ragazzo con gravi problemi psichici, sicuramente influenzato dalla violenza del mondo che lo circonda, ha messo in pratica un folle piano per uccidere più persone possibile e mettere fine alla sua stessa vita.
Per rendere evidente che lo stato di disagio psichico, che può portare a tali eventi, non riguarda solo immigrati di prima, seconda o terza generazione, basti pensare a quanto è avvenuto in Germania lo scorso 4 maggio 2026. Jeffrey K. di 33 anni, di nazionalità tedesca e di origine comunque europea si è scagliato alla guida del suo SUV nella Grimmaische Strasse a Lipsia, travolgendo diversi passanti. L’uomo soffriva di una grave psicosi acuta ed era stato ricoverato pochi giorni prima in una clinica psichiatrica. La sua follia ha portato a due morti e circa venti feriti.
In tutto questo non c’entra nulla il terrorismo, l’immigrazione o altre amenità del genere. Potremmo chiederci se il contesto di violenza in cui è immerso il mondo influenzi menti fragili ad agire con azioni eclatanti come quella di Modena, ma non è certo la genetica che ne può essere additata come causa.
Non mi pare che nelle diverse stragi, che avvengono periodicamente negli Usa, e spiegabili con la fragilità psichica, la questione migrazione possa essere contemplata tra le cause. A meno che non si faccia riferimento al fatto che gli Usa sono un popolo che nasce da una colonizzazione sterminatrice.
Il tema messo al centro da Vannacci, Salvini ed esponenti di Fratelli d’Italia riguarda la questione della remigrazione e dell’italianità, le cui venature razziste non sono affatto nascoste.
Per il governo le cortine fumogene attorno a questo caso coprono l’assoluta inadeguatezza nell’affrontare il fenomeno migratorio, dopo anni di propaganda fruttuosa per i voti ma poco utile ad affrontare il fenomeno epocale che stiamo attraversando.
Dal centro in Albania, ai morti in mare, ad un livello di integrazione incapace di provare ad abbozzare il superamento dei livelli di degrado delle periferie urbane, nulla è percepibile di incisivo nelle politiche del governo. La verità è che la crisi industriale ed economica che vive il nostro Paese nel contesto internazionale, in cui l’Europa sta pagando il prezzo più alto all’interno della guerra mondiale a pezzi, che oggi vede il suo focus in Ucraina e in Medioriente, non vede soluzioni facili né breve periodo. E allora la propaganda non può che farla da padrone.
L’omicidio di Bakary Sako, un bracciante agricolo originario del Mali, messo in atto senza alcun motivo da un branco di giovani di Taranto pochi giorni prima dei fatti di Modena, rappresenta l’effetto velenoso di questa propaganda inefficace ad affrontare un fenomeno del nostro tempo. La guerra tra poveri, l’odio irrazionale, la mancanza di prospettive e la noia di città declinanti sono la base su cui tali eventi delittuosi si scatenano.
Per capire quanta complicità, spesso anche inconsapevole, serva affinché tale pensiero senza soluzioni resti dominante, è sufficiente contare i minuti dati a questo omicidio dai media o la scarsità delle dichiarazioni di solidarietà e di sdegno, che sono state pronunciate su quanto avvenuto a Taranto.
Il dramma, che si unisce alle tragedie degli episodi di violenza sopracitati e che si riconcorrono periodicamente nelle cronache del nostro Paese, è di uno spessore molto più grande e strategico.
Aggiungo, infine, che sarei curioso di conteggiare sui media il minutaggio, extra-propaganda, dedicato ad affrontare seriamente ed approfonditamente tali temi. Così, si potrebbe verificare quanto sia maggiore il tempo dedicato a vicende come quella di Garlasco, di cui si potrebbe fare decisamente a meno. Ma, si sa, il minimalismo confonde, e risulta utile per fare in modo che le persone guardino altrove.