L’ITALIA TRA DECLINO E CAMPAGNA ELETTORALE

La condanna a 14 anni e nove mesi di Roggero per omicidio volontario ha scatenato una gazzarra mediatica surreale, alimentata dal governo e dai suoi esponenti di spicco.

È evidente che si tratta di campagna elettorale e di una rincorsa a chi la spara più grossa tra Vannacci, Lega e Fratelli d’Italia.

Un duplice omicidio volontario di solito finisce con una condanna all’ergastolo. Se i giudici hanno deciso una pena più lieve è proprio perché hanno tenuto conto delle attenuanti del caso. Attenuanti comprensibili ma che non possono cancellare il reato di duplice omicidio ripreso dalle stesse telecamere di sorveglianza.

Di fronte, quindi, ad una semplice vicenda di cronaca Salvini, Vannacci e Meloni hanno dato il peggio di sé.

La richiesta di “grazia”, oltre a far ridere, è assolutamente priva di fondamento ma lascia spazio ad una discussione che può portare al peggioramento della legge sulla legittima difesa. La competizione per le prossime elezioni politiche del 2027 rischia di provocare proposte di legge aberranti e comunque di dare spazio alla pancia più reazionaria della società, che spinge a trasformare la guerra tra poveri e meno poveri nel “Far West”

Una guerra che trasforma nel lungo periodo oggettivamente tutti in vittime e porta dritti al completo sfaldamento del tessuto sociale. L’esempio americano è l’estremo della barbarie tra i paesi occidentali ed è ciò verso cui ci dirigiamo, almeno nel senso comune.

La crisi sociale, che all’orizzonte diventa sempre più dura, se non affrontata aumenterà ancora i livelli di microcriminalità e con essa gli spunti per un ulteriore imbarbarimento.

Questo vale per Roggero come per la proposta di legge sul carcere ai minori che non ha alcun senso sul piano giuridico/normativo, visto che solo un pugno di procedimenti contro i minori finisce in non luogo a procedere. Sono solo norme che incrudiscono il dibattito pur nella loro inutilità giuridica. Surrettiziamente sono anche minacce verso quei minorenni che possono incorrere in “reati” dentro legittime istante di mobilitazione e contestazione. Quindi, se in generale è solo propaganda, in caso di bisogno può essere utilizzata a fini intimidatori contro chi protesta.

Non sorprende, in questo senso, lo schieramento pregiudizialmente a favore della polizia da parte del governo di fronte al caso di Fakir a Bologna. Le immagini evidenziano il comportamento indifferente dei sanitari del 118 e la presa potenzialmente mortale a cui è stato sottoposto il marocchino.

È chiaro che la magistratura dovrà fare il suo lavoro e soprattutto si dovrà impedire che venga ostacolata. Ma lo schieramento composto dalle forze del governo e da Vannacci prescinde dai fatti. Anche questo è solo un pretesto per rubacchiarsi i voti a vicenda, spostando a destra il dibattito del Paese.

C’è’ un’altra ragione che fa da sfondo. Le tensioni internazionali, ormai croniche, stanno aumentando il rischio di fare da detonatore alle già esistenti tensioni sociali.

Spostare il dibattito su sicurezza, immigrazione, ruolo delle forze dell’ordine porta ad offuscare le questioni dirimenti che le classi popolari stanno affrontando e dovranno affrontare di fronte al precipitare della crisi economica e delle guerre ad essa conseguenti. Il solo costo della benzina ad oltre 2 euro è una pistola carica.

In tutto questo, il cosiddetto campo largo tace, balbetta, prova a dire senza incidere. Il declino del dibattito pubblico è evidente e la risposta fino ad ora è stata un’assenza di massa alle urne.

Il peggioramento delle condizioni di vita, il declino politico e culturale, la guerra sono una miscela esplosiva dentro cui questo Paese rischia di implodere. E implodere non significa farlo da sinistra.

Il rilancio delle questioni economiche e sociali sul piano di massa può essere l’antidoto a questo declino. Si fa fatica, almeno dal nostro punto di osservazione, a scorgere le forze che possono, con il giusto peso, spostare il dibattito sui binari giusti. In realtà la forza reale in Italia si è espressa con le immense manifestazioni per la Palestina. Quel popolo, in gran parte composto da giovani, continua ad esistere e chiede una prospettiva che ancora fatica a scorgere.

La tv accesa sui talk show allontana dalla politica, ossia tende a conservare gli spazi agli attuali schieramenti, lasciando fuori almeno la metà della popolazione, stanca di promesse, che fa i conti con la vita che peggiora e che sta perdendo il futuro. Quelle piazze, invece, sono un potenziale detonatore di cambiamento e inversione di rotta che va alimentato e non illuso, che va sostenuto e non usato.