Non è un mistero che la Russia e la Cina stiano aiutando in vario modo l’Iran nella guerra che gli Stati Uniti e Israele gli hanno scatenato un mese fa.
Forse un po’ meno noto è il fatto che queste due potenze si danno da fare per sostenere anche Cuba, sottoposta ad assedio da parte sempre degli States.
Ma procediamo con ordine:
Iran
La vicinanza politica di Russia da una parte e Cina dall’altra, all’Iran è dovuta a diversi fattori, economici, politici e geo-strategici. Non è un caso che già da diversi anni Teheran è entrata a far parte dello SCO (Shanghai Cooperation Organization, organismo di cooperazione economico, ma anche di sicurezza) e soprattutto del BRICS+.
In modo particolare gli scambi tra l’Iran e la Cina sono particolarmente prolifici: Teheran esporta petrolio e Pechino tecnologia avanzata. Anche con Mosca i legami economici sono floridi.
Ma ciò non basta: SCO e BRICS+ sono lontani dall’essere delle alleanze militari, per cui non esiste alcun vincolo paragonabile all’articolo 5 della NATO (obbligo di intervento quando uno dei paesi aderenti viene aggredito). Tanto è vero che non di rado vi sono state tensioni e perfino scontri armati, anche se effimeri, tra India e Pakistan (entrambi nello SCO) e addirittura tra la prima e la Cina. E d’altronde Nuova Delhi sostiene formalmente Israele nella guerra all’Iran.
Nonostante ciò, sia Russia che Cina stanno fornendo un prezioso aiuto, di fatto anche militare (anche se indirettamente), all’Iran. L’apporto di Mosca è particolarmente incentrato sull’intelligence e su sistemi avanzati per l’individuazione degli obbiettivi da colpire, cosa che ha suscitato lo scandalo ipocrita dei paesi occidentali (come se questi ultimi non avessero fatto lo stesso con l’Ucraina, aiutandola in questi anni a colpire obbiettivi russi).
Il Dragone dal canto suo fornisce tecnologia militare avanzata, missili, radar e sistemi di navigazione.
La tenace e imprevista resistenza di Teheran al tremendo attacco sferratole da USA e Israele deve di sicuro moltissimo agli aiuti delle due superpotenze di cui sopra. Ma non va nemmeno sottovalutata la forza che l’Iran possiede di suo, sia a livello militare, che a livello politico, e perfino sociale e culturale. Stiamo parlando di un paese con 2.500 anni di storia e che, contrariamente alle aspettative, ha dimostrato una compattezza interna e una determinazione insospettabili.
Cuba
Assai diversa è la situazione di Cuba. Il paese caraibico non possiede neanche lontanamente la forza economica e militare dell’Iran e inoltre è soggetto da molti decenni all’embargo economico imposto dagli Stati Uniti. E, almeno finora, l’attacco che sta subendo da parte di Washington non è di tipo militare, ma consiste in un ulteriore inasprimento dell’isolamento economico, che sta producendo una grave crisi energetica, alimentare e sanitaria nell’isola, già fortemente danneggiata dal blocco dell’afflusso del petrolio venezuelano.
Ma anche qui gli aiuti di russi e cinesi (e di altri paesi) non si sono fatti attendere. Mosca fornisce petrolio e altre risorse alimentari, energetiche, tecnologiche e perfino militari, mentre Pechino ha inviato pannelli solari, prodotti alimentari, sanitari e altri prodotti tecnologici.
Nel caso dell’Iran qualcuno potrebbe anche pensare che il sostegno di Russia e Cina possa essere interessato, per via della grandezza del paese, della sua importanza geo-strategica al centro della “Via della Seta”, e soprattutto per le sue ingenti ricchezze petrolifere.
Ma nel caso di Cuba è davvero difficile ipotizzare una qualche logica utilitaristica, a meno che non si vogliano considerare i sigari o la canna da zucchero dei prodotti basilari per l’economia russa o cinese.
Eppure Mosca e il Dragone sfidano l’embargo statunitense per andare a dare una mano a Cuba.
Si potrebbe a quel punto pensare che il motivo sia da ricercarsi in una politica di sostegno – a prescindere – a favore di tutte quelle realtà invise agli USA e a Israele. Ciò è in parte vero, ma del tutto insufficiente come spiegazione.
Lo stesso Iran, come già accennato, fa parte di organismi come il BRICS+ e la SCO, che sono realtà costruite in modo radicalmente diverso da quelle legate all’Occidente – USA in primis – come il FMI e la Banca Mondiale. Queste ultime due riflettono in modo brutale i rapporti di forza tra i paesi aderenti e impongono spesso drastiche politiche “di aggiustamento” – ossia di tagli ai servizi e privatizzazioni – ai paesi deboli, che altro non fanno se non rendere questi paesi economicamente ancora più poveri e dipendenti dal grande capitale finanziario, legato ai paesi ricchi, sfociando in una sorta di neo-colonialismo di fatto. O, se vogliamo, imperialismo (nel senso leninista del termine).
I BRICS+ e la SCO partono da una logica completamente diversa, assai più paritaria, e soprattutto non intervengono in alcun modo per imporre scelte di politica economica ai membri aderenti o a quelli associati (partner).
L’obbiettivo di Cina e Russia è dunque quello di chiudere con la stagione del mondo uni-polare, in cui una superpotenza (gli Stati Uniti) esercita un’egemonia incontrastata sul resto del mondo e di giungere ad un mondo multi-polare. E a tal fine sostengono tendenzialmente ogni paese che in qualche modo si pone in quest’ottica, o quantomeno tenti di svincolarsi dalla cappa del dominio USA-occidentale.