Due eventi di grande importanza mondiale sono accaduti in questa prima metà di settembre: il vertice dello S.C.O. (Shanghai Cooperation Organization) a Bishkek, capitale del Kirghizistan, all’inizio del mese e il vertice dei BRICS in India a Nuova Delhi questo fine settimana.
Neanche a dirlo, la notizia di entrambi gli eventi è pressoché invisibile nei siti dei principali quotidiani europei o, quando si trova (in rari casi), occupa un minuscolo trafiletto molto in basso, dopo altre 30-40 o più notizie. Curiosamente l’unica eccezione, per quanto riguarda l’Italia, è “Il Sole 24 Ore”, dove un minimo di risalto viene dato alla cosa. E non a caso: il mondo degli affari deve essere informato su certe cose, a differenza del popolo, che deve rimanere ignorante.
Cominciamo dal primo. Intanto va specificato che lo SCO, a differenza del BRICS, è un organismo che racchiude i soli paesi asiatici e infatti sono presenti, tra i 10 membri oltre a Cina, India e Russia, anche paesi come l’Iran, il Pakistan, per citare solo quelli più grandi. Oltre ai membri abbiamo altri 15 paesi osservatori, tra cui figurano Turchia, Arabia Saudita ed Egitto (quest’ultimo paese africano, ma la cui penisola del Sinai rientra nel continente asiatico).
Non si tratta, come è stato ribadito, di un blocco politico-militare, ma lavora comunque sulla sicurezza eurasiatica contro il terrorismo, le minacce di vario tipo, anche satellitari e di internet e per la sicurezza nazionale e territoriale. Il vertice ha condannato l’aggressione all’Iran ed espresso forti preoccupazioni per le tensioni crescenti nel Medio Oriente. Allo stesso modo vengono condannate le sanzioni economiche che sono in atto – da parte dei paesi occidentali – contro la Russia e l’Iran.
Inoltre vi è l’accordo per rafforzare la collaborazione economica ed energetica tra i paesi membri, attraverso la cooperazione bancaria e finanziaria e favorendo investimenti e soprattutto usando le valute nazionali (e non più il dollaro, n.d.a.). Con la sola astensione dell’India, i 10 paesi membri sostengono il mega progetto infrastrutturale continentale promosso a suo tempo dalla Cina, la Belt & road Initiative (BRI), anche nota come la Nuova Via della Seta.
L’importanza di questo primo vertice, al di là degli esiti concreti, è stata soprattutto negli incontri e nel dialogo tra elementi di spicco, anche di paesi con vecchi contenziosi, come Cina e India. Se lo SCO ha un enorme peso a livello mondiale, sia in termini di popolazione (circa il 40%) che in termini economici, il BRICS supera nettamente il primo organismo, e d’altronde ha un respiro mondiale, essendo presenti anche paesi africani e sudamericani (Brasile, Sudafrica, Egitto, ecc.). Parliamo del 49% della crescita del PIL globale, del 50% della produzione di petrolio e una percentuale ancora maggiore di riserve di gas e di terre rare, nonché quasi la metà della popolazione del globo, oltre ad un crescente livello di sviluppo industriale e di esportazioni.
Il vertice BRICS di settembre 2026 a Nuova Delhi è stato un evento di importanza davvero notevole. Numerosi i temi trattati, che vanno dall’intelligenza artificiale (IA), allo sviluppo economico – con particolare attenzione ai paesi emergenti, quelli del ‘Sud del Mondo’ – alle sanzioni, alla finanza e alle guerre. Su quest’ultimo punto la dichiarazione congiunta, pur con la dovuta prudenza (tenendo presente che del BRICS fanno parte sia l’Iran, che gli Emirati Arabi Uniti, che sulla guerra sono su fronti opposti), parla comunque di preoccupazione per l’escalation delle tensioni in Asia. Sulla questione palestinese, i paesi membri ribadiscono il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e al ritorno nelle loro terre, oltre che a condannare la violenza contro di loro. Inoltre è netto il rifiuto al ricorso alle sanzioni unito all’invito alla ricomposizione dei problemi attraverso il dialogo.
Sulla scia di un percorso già avviato precedentemente, il vertice promuove uno sviluppo economico e tecnologico rivolto soprattutto ai paesi più arretrati e in questo senso è importante sviluppare istituti come la ‘Nuova Banca di Sviluppo’, la quale, contrariamente al FMI, legato agli interessi dei paesi imperialisti occidentali (USA soprattutto), permette ai paesi più deboli di usufruire di finanziamenti molto più agevolati per i loro investimenti.
Xi Jinping propone inoltre una ‘AI open source zone’, per favorire una cooperazione tecnologica tra i paesi, in alternativa ai metodi dei paesi occidentali, per cui lo sviluppo tecnologico-scientifico rimane uno strumento in mano a pochi per mantenere il dominio su tutto il resto del mondo.
A livello finanziario vi è l’esigenza di costruire e rafforzare meccanismi che bypassino il controllo finora esercitato dagli USA attraverso, ad esempio, lo Swift (esiste già, in embrione, un sistema alternativo, il BRICS Pay). Vi è inoltre un crescente invito ad utilizzare negli scambi valute nazionali dei vari paesi, per ovviare alla dipendenza dal dollaro statunitense.
Infine, ma non per importanza, i paesi del BRICS richiedono un radicale cambiamento negli organismi di governance mondiale. Putin parla esplicitamente di nuovo mondo multipolare. In ogni caso questi due vertici (SCO e BRICS) hanno palesemente dimostrato al mondo intero che paesi come la Russia e l’Iran, contrariamente ai desiderata dei paesi occidentali, sono tutt’altro che isolati.
Ovviamente per quanto riguarda il BRICS non sono tutte rose e fiori: vi sono una serie di divergenze e contrasti tra paesi membri (e quelli associati). Ma ciò non costituisce certo una sorpresa. Non stiamo parlando di un’alleanza politico-militare, come la NATO (dove peraltro le divergenze esistono e si stanno sempre più approfondendo), bensì di un organismo di natura soprattutto economica e tecnologica, che, seppur a fatica, prova a incominciare a mettere anche qualche primo paletto politico, finalizzato soprattutto a smantellare le storiche istituzioni create dagli occidentali, per dominare il mondo.
La lotta all’imperialismo non è mai stata e non sarà né semplice, né lineare, ma piena di difficoltà, di contraddizioni, a volte anche di sconfitte e temporanei dietrofront. Ma deve proseguire. A scanso di equivoci, qui non si sta affermando che i paesi del BRICS siano tutti intenzionati a portare avanti in modo cosciente una politica antimperialista (non è sicuramente il caso dell’India di Modi, per non parlare degli EAU e probabilmente di altri ancora). Ma quando si arriva a mettere seriamente in discussione i sistemi finora utilizzati di dominio imperialistico, nonché a lavorare per la costruzione di organismi e meccanismi alternativi e di sicuro più ‘democratici’ (nel senso di più inclusivi nei confronti di paesi finora sottomessi, ricattati, emarginati e sottosviluppati), allora la natura di opposizione all’imperialismo delle politiche progettate dai Brics diventa un fatto oggettivo, anche se non soggettivo.