ATTACCO TURCO AI CURDI: QUALE ALLEANZA?

L’annunciata invasione del nordest siriano, ossia, del Rojava, la zona controllata dai curdi dell’YPG, da parte dell’esercito turco di Erdogan è incominciata e già sta facendo numerose vittime. La Turchia, paese della NATO, sta scatenando l’inferno contro un popolo, quello curdo, che, forte dei combattimenti degli scorsi anni, è deciso a resistere e a difendere i suoi territori.

La condanna verso quest’aggressione di Ankara non può che essere espressa in modo netto ed inequivocabile.

 

Ma come si è arrivati a tale aggressione?

Ciò che sta accadendo è l’ultima di una lunga serie di dinamiche incominciate nel 2011, quando i cosiddetti “ribelli” (compresi gruppi jihadisti vari, tra i quali spicca il famigerato Daesh o Isis) hanno preso le armi contro la Siria di Assad, sostenuti dagli Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Turchia, Francia e Qatar. Di fatto si è trattato di una vera e propria aggressione imperialista, mal camuffata da “rivoluzione”.

Come sia andata quella guerra, lo sappiamo. La tenace resistenza dell’esercito siriano e poi l’intervento della Russia, hanno sconfitto il tentativo di questi paesi e dei gruppi armati “ribelli” di far fuori Assad e di smembrare completamente la Siria.

In questo contesto, l’YPG curdo, alleandosi con gli Stati Uniti, si è subito reso autonomo dalla Siria e ha combattuto contro l’Isis, occupando tutta la zona est della Siria, compreso città e territori non abitate da curdi, e creando il suo Stato.

 

Se è senz’altro da apprezzare l’eroica battaglia che i curdi dell’YPG hanno condotto contro l’Isis – ad esempio a Kobane – e gli altri gruppi jihadisti foraggiati dalla Turchia, rimane, tuttavia, quantomeno discutibile la scelta attuata da parte di questo organismo di allearsi con un paese come gli Stati Uniti, che di certo non ha mai brillato per il sostegno all’emancipazione e alla libertà dei popoli e che era presente in Siria essenzialmente per annientare lo Stato siriano, colpevole di non essersi mai piegato alle politiche USA, e dunque per scopi imperialisti. Peraltro condivisi soprattutto da Israele, e forse non è un caso che gli unici palestinesi che hanno preso parte alla guerra erano schierati tutti a fianco dell’esercito siriano di Assad.

 

La fragilità di quest’alleanza YPG-USA sta emergendo in modo prepotente oggi che la Turchia di Erdogan sta aggredendo militarmente il Rojava. Washington, infatti, sta lasciando campo libero alla Turchia, che, non dimentichiamolo, rimane pur sempre un paese della NATO.

Il motivo della scelta americana probabilmente non è solo quello, ma è forse da ricercarsi anche nel fatto che Ankara negli ultimi anni si sta allontanando dagli USA e avvicinando alla Russia, e, vista la sua posizione strategica, evidentemente i primi temono di alienarsi definitivamente la simpatia dei turchi, che potrebbe sfociare addirittura in una loro uscita dall’alleanza atlantica, in caso di scontro diretto con gli yankees.

 

Fatto sta, che gli Stati Uniti, contraddicendo la loro precedente politica di sostegno ai curdi dell’YPG, oggi li stanno abbandonando alla loro sorte.

A questo punto è evidente che l’unica alleanza possibile è quella con la Siria di Assad. E questo non solo e non tanto perché il Rojava è una regione storicamente facente parte della Siria, ma anche e soprattutto perché Damasco, nonostante gli enormi danni subiti, è riuscita comunque a vincere la guerra e inoltre può contare sulla protezione della Russia.

Lo stesso YPG sembra sempre più orientato a percorrere questa strada.

Per la Turchia sarebbe senz’altro un problema non da poco fare la guerra alla Siria.

L’unica vera e propria garanzia per i curdi (e le altre popolazione della Siria dell’est) sarebbe, oggi più che mai, la costituzione di una regione autonoma all’interno della Siria.