LA RUSSIA È ISOLATA? TUTT’ALTRO

Mai come negli ultimi due mesi – ossia, da quando la Russia ha iniziato l’attacco all’Ucraina il 24 febbraio scorso – abbiamo assistito a un martellamento mediatico pressoché monocorde, tutto in senso anti-russo; o quantomeno anti-Putin, anche se a essere preso di mira è un po’ tutto il paese e perfino la cultura russa. Quotidiani, televisione (non solo i TG, ma un po’ tutti i programmi di intrattenimento) fino ai social sono un proliferare continuo di indignazione e di attacchi contro l’intervento di Mosca e di sostegno totale e del tutto acritico nei confronti dell’Ucraina e del suo presidente Zelensky.

Non entro nel merito di tutte le varie questioni politico-militari, strategiche o umanitarie, anche perché sarebbe un discorso troppo lungo; mi limito in questa sede ad alcune osservazioni sulle questioni internazionali e gli equilibri mondiali che si stanno per determinare. In modo particolare la narrazione dei nostri mass-media, tra i vari elementi tende a ripetere, e spesso anche a sottolineare, come la Russia sarebbe isolata a livello mondiale. Tra i vari errori strategici che Putin avrebbe commesso, dunque ci sarebbe quello di essersi attirato l’ostilità della cosiddetta “comunità internazionale”, rischiando in questo modo di rimanere senza alcun appoggio in caso di sconfitta e/o di default economico.

Una narrazione questa sicuramente assai autoconsolatoria per i paesi occidentali, convinti di stare “dalla parte giusta”. Ma è vero? L’episodio che maggiormente potrebbe dare l’illusione che la Russia si trovi isolata è stato senz’altro la risoluzione dell’ONU di inizio marzo che condannava l’invasione dell’Ucraina e che ha visto 141 voti a favore, contro solo 5 contrari e 35 astensioni.

Eppure già in questo caso si nota come fra i paesi astenuti figurino realtà di spicco, sia per popolazione che per significato economico, a partire da giganti come l’India e soprattutto la Cina.

La recente risoluzione, proposta dagli Stati Uniti, di sospensione della Russia dal Consiglio ONU per i diritti umani, sebbene sia riuscita a passare, ha mostrato tuttavia ben altri esiti: questa volta i voti contrari erano ben 24 – tra i quali la Cina e Iran – e 58 le astensioni. Tra questi ultimi abbiamo paesi del calibro di Brasile, di nuovo India, Sudafrica, Pakistan, Egitto e Messico. Gran parte del continente africano, e soprattutto di quello asiatico, o hanno votato contro o si sono astenuti.

Se poi andiamo a conteggiare non il numero degli Stati (tra i quali figurano realtà microscopiche come Lichtenstein, San Marino, Monaco, Andorra, Kuwait e altre simili), bensì la relativa popolazione, possiamo dire che i paesi astenuti o contrari contano almeno il 70% della popolazione mondiale. Ma è sul discorso delle sanzioni che emerge chiaramente come la Russia sia tutt’altro che isolata: i paesi che hanno adottato le sanzioni economiche nei suoi confronti sono solo ed esclusivamente quelli occidentali classici, ossia USA, Canada, Unione Europea, GB, Giappone, Australia, Taiwan, Corea del Sud e Nuova Zelanda. Tutti peraltro scontatissimi.

Il resto dei paesi continuerà a commerciare con la Russia come prima e più di prima: paesi come la Cina, l’India, e il Pakistan hanno recentemente stretto accordi con Mosca per un aumento del rifornimento di gas e di grano (l’India anche armi). Quindi se le sanzioni da parte dei paesi europei dovessero spingersi fino al punto di chiudere con le forniture di gas russo, i danni che ne deriverebbero potrebbero essere in futuro assorbiti senza troppi problemi da parte di Mosca.

Viceversa, chi rischia di subire un danno colossale dalle sanzioni saranno proprio gli europei, e in modo particolare Germania e Italia, che dipendono in gran parte dal gas russo.

La vera novità però è un’altra: l’esclusione (quasi totale) della Russia dallo Swift (piattaforma per lo scambio di transazioni finanziarie, controllato dagli USA), prodotto delle sanzioni occidentali, sta accelerando una dinamica che era già in atto, ossia lo sganciamento da parte di sempre più paesi dal dollaro per gli scambi economici, anche quelli relativi al petrolio. Oltre all’accordo tra Russia e Cina, l’India, per aggirare le sanzioni, si è detta disposta a pagare le merci russe in yuan e persino l’Arabia Saudita (storica alleata degli USA) è su questa lunghezza d’onda.

Lentamente, ma progressivamente, si sta delineando uno spostamento di equilibri su scala mondiale, che vede una riduzione del ruolo del dollaro – e quindi dello strapotere di Washington negli scambi economici e, di conseguenza, dell’efficacia delle sanzioni decise dagli States (e dall’Occidente) – e un aumento dell’importanza di paesi che finora erano stati ai margini dell’economia mondiale.

La Russia fa parte di questi paesi e se è vero che si è alienata la simpatia dei paesi occidentali – ma non è detto che i paesi europei in futuro non ci ripensino, qualora dovesse venire meno il gas russo – i rapporti con la parte del mondo emergente sono ben saldi e appaiono in crescita. Altro che “isolata”.